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martedì 4 dicembre 2007

ITINERARI in... SASKATCHEWAN



A nord di SASKATOON, le radure ed i sentieri del parco del patrimonio WANUSKEWIN testimoniano in modo eloquente i rigori della vita quotidiana autoctona.
Molti dei bisonti che un tempo popolavano numerosi queste pianure sono caduti nel precipizio OPAMIHAW (colui che vola). Gli archeologi hanno scoperto vestigia risalenti a più di 8000 anni fa: i luoghi abitativi, la disposizione dei teepee, i mucchi di carcasse di bisonte hanno reso più agevole capire i modo di vivere degli abitanti della regione prima dell’arrivo degli Europei. I talentuosi danzatori della troupe internazionale di Wanuskewin sapranno avvolgervi con le loro storie e la loro cultura eseguendo ritmate danza tradizionali tipiche delle pianure del nord.
A MAPLE GROVE, a est di ROSTHERN, incontrerete tracce di un periodo storico più recente, all’origine della produzione cerealicola del Canada e che ha reso famosa in tutto il mondo la provincia del Saskatchewan. Il sito storico FERME-DE-SEAGER-WHEELER porta il nome del celebre coltivatore che nel primo novecento vinse ben 5 volte di seguito il World Wheat Championship. La sua fattoria, restaurata per riprodurre l’aspetto del 1919, è oggi anche un centro di ricerca agricola con giardini e orti ed un rifugio per gli uccelli.
Dall’antica stazione ferroviaria Canadian National di Rosthern è stato ricavato lo Station Arts Centre, che comprende una galleria d’arte, una graziosa tea-room ed un teatro in cui le rappresentazioni estive si ispirano a temi propri delle grandi pianure.



Tappa significativa è il sito storico di BATOCHE, per visitare i luoghi dove si sono svolte molte delle battaglie del 1885, espressione della frustrazione del popolo meticcio (i Métis) a seguito del sequestro delle loro terre. I capi della piccola comunità agricole di Batoche, Louis Riel e Gabriel Dumont, tentarono invano di far riconoscere i diritti del loro popolo.
La complessa storia di questi funesti eventi è ricordata dalla chiesa, dal presbiterio e dal cimitero del centro interpretativo della cittadina.
Nel Centro interpretativo regionale di DUCK LAKE troverete esposti interessanti manufatti degli autoctoni e dei Métis. Per immergervi ancor di più in queste due culture così strettamente legate fra loro, potreste fermarvi in loco, per esempio, al Jack Pine Stables, scegliendo di soggiornare in un autentico teepee, un’esperienza davvero speciale.
A Ovest della Route 11 sarà interessante visitare FORT CARLTON, una postazione restaurata che fu eretta nel 1810 dalla HUDSON’S BAY COMPANY come centro d’approvvigionamento lungo le vie del commercio delle pellicce. Seguirà una sosta nella cittadina di PRINCE ALBERT per visitare la DIEFENBACKER HOUSE, l’ultima residenza del tredicesimo Primo Ministro canadese John G. Diefenbacker , nonché il Centro di Arti Visive situato nel vecchio municipio costruito nel 1893, designato sito storico nazionale.
Puntate ora verso il PARCO NAZIONALE PRINCE ALBERT i cui 3.875 kmq. di boschi cedui, foresta boreale e laghi glaciali offrono riparo a cervi wapiti, caribù, orsi neri, lupi, bisonti , castori nonché ad una ricca fauna acquatica tra cui una specie rara, il Pellicano d’America.
All’interno del parco, nella zona urbana di WASKESIU potrete visitare costruzioni storiche e negozi davvero particolari oppure sfidare qualcuno nel lancio dei ferri di cavallo.
Soprattutto non mancate di rilassarvi su una delle 7 spiagge sabbiose fra le più belle della provincia. Qui si praticano numerosi sport fra cui canottaggio, kayak, barca e tavola a vela, sci nautico ed ovviamente il nuoto.


Prendetevi un po’ di tempo per andare a piedi o in canoa al BEAVER LODGE sulle rive del lago AJAWAAN, un tempo abitato da GREY OWL (avete visto il film con Pierce Brosnan?) . E’ qui che Archie Belaney anche chiamato WA-SHA-QUON-ASIN (colui che vola di notte), creò insieme alla compagna Mohawk Anahareo un santuario per i castori in pericolo a causa della caccia indiscriminata da lui stesso praticata fino ad allora. Si racconta che passasse più tempo con i suo castori Jellyroll e Rawhide che con lei!
Appena fuori dal parco, sempre nei dintorni di Waskesin, gli amanti del golf potranno godersi l’Elk Ridge Golf Corse, un eccezionale percorso da 27 buche.
Sulla via del ritorno si consiglia di percorrere la sinuosa Route 263 per continuare ad ammirare la stupenda natura incontaminata e la fauna selvaggia.
E’ un itinerario di straordinaria bellezza che in una settimana vi farà conoscere angoli affascinanti di questa poco conosciuta provincia delle pianure canadesi.

lunedì 3 dicembre 2007

IL DESERTO DELLO YUKON


Quando si parla di deserto ci si immagina grandi estensioni di sabbia e di dune, oppure il grande deserto artico. Nello Yukon c'è, però, un piccolo deserto (loro lo chiamano "il deserto più piccolo del mondo") molto interessante.
Infatti si tratta di un luogo con sabbia finissima, senza sottobosco, ma con pini che crescono qua e là. Si trova lungo la strada che porta da Cancross a Whitehorse. Sebbene l'area sia troppo umida per essere designata come deserto, il posto è comunemente chiamato "Cancross Desert". Si tratta di una serie di dune che si sono formate durante l'era glaciale, quando, un grande lago glaciale, si è prosciugato. Si possono osservare una vasta quantità di piante tra le quali il lupino dello Yukon e l'inusuale (per queste latitudini) "Baikal sedge" (
Carex sabulosa ssp. leiophylla). Il governo dello Yukon vorrebbe fare di quest'area una zona protetta, ma a tutt'oggi ha incontrato molte opposizioni della. gente del posto che usa le dune come zona ricreativa.


Patrizia Mazza

Foto di Patrizia scattata nel mese di ottobre del 2006

venerdì 30 novembre 2007

WHISTLER BLACKCOMB, B.C.


Whistler Blackcomb è in movimento. Le Olimpiadi invernali del 2010 sono molto vicine. In questa località avranno luogo le gare delle discipline alpine maschili e femminili e sarà quindi l'occasione per mostrare al mondo intero la bellezza del paesaggio e l'efficienza degli impianti. Whistler che conta ormai oltre 10.000 abitanti stabili, è in continuo sviluppo da almeno 19 anni. A differenza delle località alpine, queste montagne non sono costellate da villaggi e la natura sembra essere ancora padrona. Whistler merita una visita d'estate. Pochi sanno che si può raggiungere anche in treno.
I chilometri che la separano da Vancouver sono circa 120. Si parte da North Vancouver costeggiando il mare che diventa poi fiordo. Montagne verdi di pini e picchi bianchi. Curve sinuose fino alle cascate Shannon che saranno alte trecento metri e che si ricordano per lo scenario in cui sono incastonate. Poi via via dentro e lungo spazi ignoti alle macchine fino al Black Tusk, una specie di dente del gigante, già vulcano attivo. A Whistler le macchine non devono servire. Sciare nell'organizzazione più moderna possibile. Dopo, o per chi ha altre idee, ci sono le motoslitte.
Niente pianure noiose o laghi ghiacciati come ad est, ma il famoso rugged terrain dove devi avere i polsi ferrei per andare su e giù per il terreno accidentato.
Per i meditativi ci sono le escursioni con le racchette che sono memorabili durante le nevicate.
Silenzio, uccelli di solito ignorati, ghiaccioli e colori della neve, precipitare continuo di neve nei ruscelli. Rumori attutiti musicali. Pof pof puf spluff. Pini giganteschi accoglienti.
Più in là qualcuno scia.

venerdì 16 novembre 2007

TAKHINI HOTSPRINGS - YUKON


Questa volta vorrei descrivere un luogo con delle sorgenti calde, ma non di quelle più conosciute (Ainsworth Hot Springs - Radium Hot Spring - Nakusp Hot Springs - Liard Hot Springs, North East BC ), ma di un piccolo centro che si trova poco lontano da Whitehorse (capitale dello Yukon). Sono le Takhini Hot Springs. Questo piccolo complesso termale d'estate è molto frequentato per cui non è proprio ideale andarci, ma a partire da metà settembre/fine ottobre è piacevolissimo (attenzione però perchè da settembre è aperto solo il fine settimana fino alle ore 22.00). Si tratta di un piccolo centro con solo due piscine (una caldissima, l'altra più temperata) con un'acqua molto ferrosa.

Vicino alle piscine c'è un campeggio con tutti i servizi e ed è più piacevole soggiornarvi con un camper. Così alla sera si può andare in costume direttamente dal camper alle piscine.e sentire l'aria pura e fredda sulla pelle, prima di immergersi nell'acqua calda.

Io ci sono stata all'inizio di ottobre e la temperatura esterna era già abbastanza bassa (3-4 gradi). Era piacevolissimo stare con il corpo a mollo mentre la testa assaporava la fresca aria del nord...La seconda sera è poi apparsa l'aurora boreale ed era magico...il cielo danzava e i colori erano qualcosa di meraviglioso, tutto questo ha preparato la giornata seguente e la serata dove a poco a poco sono iniziati a cadere i primi fiocchi di neve...il paesaggio aveva qualcosa di irreale sembrava di essere in un mondo misterioso, avvolti dal vapore e dai fiocchi di neve.

Patrizia Mazza



martedì 13 novembre 2007

STEVESTON VILLAGE, Vancouver


Riceviamo un altro bel racconto di viaggio da Patrizia, una affezionata lettrice, che dimostra di condividere con noi un profondo affetto per questo meraviglioso paese. Grazie Patrizia, per i tuoi utili suggerimenti e la bella foto dello Steveston Village scattata lo scorso 29 settembre.





C'è un piccolo angolo di Vancouver che non molti turisti europei conoscono ed è lo storico "Steveston Village" a Richmond. E' un luogo piacevolissimo, dove passeggiare e rilassarsi. Al porto viene venduto il pesce direttamente dalla barche da pesca, che in mattinata, ritornano dalla loro uscita notturna.
Quando sono a Vancouver ci vado sempre e se sono con il camper, non manco mai di fare scorta di pesce fresco. Se invece non ho la possibilità di cucinare, vado nei bei ristoranti affacciati sulla baia, che offrono dei buonissimi piatti di pesce. C'è il ristorante francese dove si può gustare una buonissima bouillabaisse (zuppa di pesce), oppure in un altro ti servono degli scampi all'aglio sublimi. Se è bel tempo ci si può anche sedere sulle panchine del porto e gustare un ottimo fish and chips.
Il villaggio è piacevolissimo, con alcuni interessanti luoghi da visitare come lo Steveston Museum e la Gulf of Georgia Cannery.
Dal porto partono inoltre le gite per vedere le balene e per visitare le altre isole dei dintorni e in pochi minuti si possono raggiungere altri luoghi molto interessanti: il Rifle Bird Sanctuary (zona umida protetta ottima per il birdwatching), la spiaggia Boundary Bay, Iona Island Regional Park e i traghetti per Vancouver Island.

martedì 30 ottobre 2007

THE BANFF MOUNTAIN FILM FESTIVAL


La 32esima edizione del Banff Mountain Film Festival, sponsorizzato tra l’altro dal National Geographic, si svolge dal 27 ottobre al 4 novembre e presenta straordinari filmati sulla cultura e gli sport di montagna di tutto il mondo.

Una quarantina di paesi partecipano al festival, offrendo la visione di oltre 300 film, seminari e incontri di approfondimento nella più alta cittadina del Canada (Banff, Alberta mt. 1383), capoluogo del primo parco nazionale canadese.


L’evento attrae migliaia di appassionati della montagna nella stupenda cornice paesaggistica delle Rocciose a pochi passi da 3 delle stazioni sciistiche più rinomate del Canada, Lake Louise, Sunshine Village e Norquay. In contemporanea, da 14 anni, anche il Banff Montain Book Festival con il fior fiore dell’editoria di settore.
Un appuntamento imperdibile per gli amanti della montagna.

martedì 23 ottobre 2007

GLI ORSI GRIZZLY, BARIBAL, E KERMODE




Patrizia Mazza è una nostra fedele lettrice del Canton Ticino che ha trascorre spesso periodi di vacanza in British Columbia. Divido volentieri con voi il suo simpatcio racconto visto che parla della mia famiglia e dei miei cugini .
"Avete mai provato ad osservare gli orsi nel loro habitat naturale. Io ho passato le mie ultime vacanze con loro in British Columbia. Tre settimane ad aspettarli, osservarli, filmarli, a ridere delle cose buffe che fanno e a meravigliarmi di quanto ingegno usino per farne altre. Ho visto orsi neri (i Baribal), gli orsi bruni (i Grizzli) e i rari orsi di Kermode. Ognuno mi ha stupito, commosso e divertito.

Guardandoli attentamente, ma con discrezione, senza disturbarli, senza invadere il loro ambiente si possono scoprire molte cose.. C'era una mamma con due piccoli (che avevo già incontrato lo scorso anno, l'ho riconosciuta da una particolare macchia sulla pelliccia) e ogni cucciolo aveva un carattere diverso. Uno era temerario, sempre vicino alla madre, si buttava in acqua con piacere e nuotava con forza. L'altro era più pauroso e scontroso. Non voleva mai entrare in acqua e, se poteva, faceva lunghi giri per arrivare dove erano arrivati la madre e il fratello. Il primo non era disturbato dai rumori, mentre il secondo era sempre sul chi vive e si fermava a guardare ad ogni minimo rumore.

Un grosso Grizzli invece aveva una tecnica particolare per mangiare i salmoni: toglieva sempre tutta la pelle del pesce tenendolo per la coda con una zampa, mentre con l'altra teneva la testa del pesce sulla sua bocca e tirando lo sbucciava come se fosse una banana.

Una mamma Kermode nera con due cuccioli bianchi (una rarità) aveva invece una modo particolare per proteggere i cuccioli. Lei era sempre la prima a sbucare sul fiume, scrutava attorno, se non c'erano pericoli faceva un verso strano e i due piccoli uscivano allo scoperto. Se invece non era tranquilla continuava ad andare avanti e indietro finchè non prendeva una decisione: far uscire i piccoli o ripiegare all'interno del bosco.

Un giorno sono rimasta quasi un'ora a guardare un grosso Grizzli (ma veramente grosso) mentre nuotava e "pescava". Era bellissimo il modo di nuotare da professionista. Attraverso l'acqua (molto limpida) si poteva vedere come muoveva le zampe, come rimaneva a galla e nello stesso tempo catturava i pesci…ero ipnotizzata e non riuscivo più a muovermi.

E mentre stavo ammirando questa meraviglia e la stavo filmando, non so perché mi sono girata e dietro di me, non piû lontano di 3 metri, c'era un grosso orso nero che mi stava osservando incuriosito…ho avuto paura e mi sono arretrata verso l'auto facendo dei gesti "isterici" al mio compagno….a questo punto l'orso mi ha guardato ancora una volta, poi si è girato ed è andato verso un cespuglio di bacche iniziando a mangiare tranquillamente, mentre io, al riparo nell'auto, ancora tremavo dalla paura!".

lunedì 8 ottobre 2007

RIVER OF NO RETURN


L’ho rivisto pochi giorni fa su Rete 4. Capiterà di nuovo: La Magnifica Preda, da non perdere. Il titolo è senz’altro fuorviante (solito vizio di tradurre in italiano stravolgendo i titoli della lingua originale). Parlo di RIVER OF NO RETURN del 1954, tradotto con precisione in francese, in spagnolo e chissà in quante altre lingue: semplicemente Il Fiume Senza Ritorno.
Il mitico Mereghetti (Dizionario dei Film 2006) gli attribuisce 2 stelle e riporta il pensiero della stessa Marilyn Monroe che lo considerò il peggior film della sua vita, e del regista, Otto Preminger, che dichiarò “dirigere Marilyn è come dirigere Lassie. Ci vogliono 14 ciak prima che abbai nel modo giusto.” Io lo trovo piacevole da vedere e anche da rivedere più volte.


Ma perché parlarne in questo Blog? Ma perché la pellicola fu girata interamente nei Parchi Nazionali di Banff e Jasper, sulle magnifiche Rocciose Canadesi, lungo il fiume Bow in Alberta! Lo stesso fiume che scorre proprio ai piedi dello splendido Fairmont Banff Springs Hotel dove l’attrice fu ospite durante le riprese e dove i portieri dell’hotel si contendevano a testa-o-croce l’onore di spingere la carrozzella di Marilyn durante i giorni in cui fu bloccata dalla slogatura di una caviglia, incidente occorso durante le riprese di una scena sulle tumultuose acque del Bow (sui flutti più violenti c'erano ovviamente le controfigure!). Il fiume non è del tutto ostile, molti tratti lenti e calmi permettono rilassanti escursioni in gommone, che vi raccomando!
Molte scene d’ interni, certamente meno pericolose, sono state invece girate in un resort stile cowboy tra Banff e Calgary. Pare che vi si girino parecchi film e i Vip del cinema di ieri e di oggi non mancano mai. Vacanza alternativa per dimenticare la città.

mercoledì 26 settembre 2007

IL MIO PEYTO LAKE



Siamo nel Parco Nazionale di Banff. Del Peyto (si pronuncia pi-to) si possono ammirare migliaia di fotografie che, però, sembrano tutte uguali! Non vi svelo nessun segreto: sono tutte scattate da un unico punto panoramico, ritagliato nella fitta foresta. Arrivarci è facile ma una volta sul ciglio, si rimane senza fiato per la maestosità del panorama.
Il silenzio è assoluto attorno a te. L'aria è tersa e l'intenso profumo del bosco ti avvolge. Potrebbe rimanere così salvo che alcuni scoiattoli che si rincorrono non rompano l'assoluto silenzio dando anche movimento alla scena. Ti risvegli da uno stato di trance e ti rendi conto che tutt'attorno brulica la vita, anche se tutto sembra immobile, di creature piccole e grandi. L'inverno porterà metri di neve a ricoprire questo meraviglioso paesaggio, rendendolo inaccessibile per mesi. Solitudine asoluta.

Questo che vedi è uno dei miei Peyto Lake.
Ho anche una foto scattata con tante nuvole bianche la cui ombra ammorbidisce il colore dell'acqua da turchese ad azzurro lattiginoso; un'altra, durante un temporale con tuoni e fulmini, non l'ho neanche scattata, tanta era la fretta di ripararsi in un luogo sicuro e, si sà, le nuvole dense annullano l'effetto della rifrazione dei raggi del sole sulle particelle rocciose in sospensione nell'acqua proveniente dal ghiacciaio; e poi quella con una soffice coltre di nebbia che ci separava dal fondo della vallata, l'ho scattati sì, ma la nebbia è nebbia, sul Peyto Lake come a Milano! Se vi dovesse capitare, non perdete la pazienza (regola valida anche per l'avvistamento della fauna selvatica): basta aspettare un pò ed i venti che soffiano sinuosi tra le valli prima o poi si porterà via la nebbia, et voilà, uno splendente Peyto Lake come non ve lo sareste neanche immaginato!

martedì 25 settembre 2007

IL TITANIC AL ROYAL BRITISH COLUMBIA MUSEUM



Il Royal British Columbia Museum di Victoria, isola di Vancouver conserva la storia della provincia in tutti i suoi aspetti sia naturalistici sia sociali. Grande esperienza. Soprattutto in occasione delle mostre. Poche, ma organizzate con cura e amore. Quella sui capolavori dell'Antico Egitto del 2004 fu magnifica. Quella intitolata "Leonardo da Vinci : Inventore, scienziato, artista" del 1998-1999 ebbe un successo strepitoso con il più alto numero di visitatori di sempre. I curatori del museo continuano a migliorarsi. La mostra sui dinosauri cinesi è stata visitata da oltre 360.000 persone, ma l'interesse cambia. In vetrina adesso c'è la mostra "Titanic: Reperti" che durerà fino al 14 ottobre 2007. Gli oggetti recuperati dalla nave sono il tema principale, ma naturalmente l'evento è contestualizzato e ricreato proprio da questi recuperi. La replica della vita sulla mitica nave è memorabile con le varie distinzioni tra la prima, la seconda, la terza classe. Ci sono addirittura i profumi dell'epoca come l'Edwardian bouquet per le donne e lo Special 127 per gli uomini. La ricostruzione della tragedia parte dalla costruzione della nave, continua con l'analisi dettagliata del disastro, dei soccorsi con le interviste ai sopravvissuti. Una di quelle storie senza tempo, senza risposte, di cui si continua e continuerà a parlare.

lunedì 10 settembre 2007

HON'S a VANCOUVER





A Vancouver è molto facile fare il giro del mondo a tavola. Città multietnica per eccellenza, riesce ad offrire ottime soluzioni culinarie per tutti i gusti.
Fu durante un nostro più-lungo-del-solito soggiorno a Vancouver che decidemmo di allargare i nostri orizzonti e dopo squisiti pasti all’insegna dell’impareggiabile protagonista locale, il salmone, Blue Whale ci guidò (riconoscendo la sua esperienza e dimestichezza con la cucina asiatica) in un tour culinario tra i numerosi locali gestiti da immigrati indiani, coreani, giapponesi, etc. etc. Fu così che dopo risultati più che apprezzabili approdammo da HON’S.
Sono 4 i ristoranti Hon’s a Vancouver, il primo dei quali nacque a Chinatown 25 anni fa. Il successo fu immediato, ovviamente fra la comunità cinese. Scegliamo quello sulla Robson Street, arteria principale della città, nota per lo shopping sfrenato (Roots, Banana Republic, OK Gift Shop, Virgin Records, The Body Shop, …) e a pochi passi dal parco cittadino Stanley Park e vicino a tutte le maggiori attrattive (l’Acquario, BC Place, Gastown, GM Place, Vancouver Public Library, Vancouver Art Gallery, …).
Entriamo. Sembra di essere in una fabbrica: rumoroso, una lunga coda d’attesa, affollatissimo, i camerieri corrono all’impazzata! Ma il servizi è veloce, le porzioni sono enormi, costa poco ed è divertente! Non aspettarti una stravagante cucina da gourmet; troverai gustosa cucina cinese casalinga. La stragrande maggioranza dei commensali è cinese e viene qui per gustare i tipici noodles fatti in casa, i famosi gyoza e gli intramontabili wuntuns. Ma il menù (disponibili anche in cinese sul sito di Hon’s) è vastisssssssssssimo! Ti ci vorrà almeno un quarto d’ora per leggerlo tutto.
Grizzly Bear, la nostra amica 'Pessì' ed io ci troviamo immersi nella lettura e seguendo i consigli di Blue Whale, compiamo la nostra scelta. Data la mia inesistente dimestichezza con i bastoncini di bambù, chiedo subito anche una forchetta.
Poi ci guardiamo in giro: la cucina è a vista, si vedono decine di cuochi frenetici, il locale immenso pieno di tavoloni quadrati, famiglie cinesi numerose, nonni genitori e piccoli che affondano con maestria i bastoncini nelle pietanze, c’è una coda anche per il take-away di pietanze calde e anche davanti a giganteschi freezer dove scegliere le scorte da conservare a casa. Possibile anche la consegna a domicilio.
Una sorridente cameriera si avvicina più volte, infaticabile, non smette di portare immensi piatti, ciotole e teiere, colori e profumi variegati, ormai sul nostro tavolo non ci sta più niente! E qui scoppiamo a ridere, c’è da mangiare per un intero esercito! I nostri vicini ci guardano e teneri sorrisi ci avvolgono mentre assaggiamo un po’ qui un po’ là. Ben pasciuti passiamo alla cassa: pochi dollari per un’esperienza unica e simpatica.
… e ogni volta che parliamo di Vancouver, ci facciamo delle gran risate ricordando la nostra abbuffata da Hon’s !

giovedì 2 agosto 2007

GARIBALDI PARK



Quest'anno ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, Nizza 4 luglio 1807. L'eroe dei due mondi come ci insegnavano a scuola ha passato diversi anni della sua vita in America. America del sud dove ha incontrato Anita e combattuto per la libertà di tutti. E' stato pure in nord America intorno al 1850 dove con Meucci costruiva candele a Staten Island, New York. Gli hanno dedicato monumenti dappertutto. Non risulta essere stato in Canada, ma in British Columbia c'è un parco che porta il suo nome, Garibaldi Park. Quando si va da Vancouver a Whistler, il parco è sulla destra.Un paio d'ore. Difficile non vederlo. Montagne, laghi, pini, natura abbastanza incontaminata. Un pò di Alpi, un pò di Finlandia e lo spazio infinito, quello che ti prende e ti fa dimenticare la tangenziale ovest di Milano, e a dire il vero anche la est, e forse la Milano Bergamo. Due cose da non perdere. A Brackendale, vicino a Squamish c'è una forte concentrazione di aquile. Sono quelle dalla testa bianca. Di solito ce ne sono a centinaia d'inverno quando si va sciare, ma ora con i cambiamenti globali si possono osservare anche d'estate. Bei rapaci. Sempre affascinanti, anche per gli inesperti di ornitologia. E poi Squamish, dove hanno dedicato una targa a Garibaldi. Chi si trova da quelle parti , potrebbe essere così gentile da fotografarmela?

martedì 31 luglio 2007

IL DESERTO DI OSOYOOS


Un deserto?!?!?!? In Canada?!?!?!? eh sì, nel paese delle meraviglie ci sta pure un deserto! Il deserto di Osoyoos si trova nell'Okanagan Valley, in British Columbia ed è l'estensione più settentrionale del deserto di Sonora. So che non mi crederete, ma è proprio così! Guardate su wikipedia.
Arrivando dall'Alberta o da altre zone del British Columbia, man mano che ci si avvicina ad Osoyoos il panorama cambia completamente e il verde lascia il posto ai colori della terra: arbusti secchi sostituiscono i magnifici pini douglas, l'erba si fa sempre più gialla e il caldo si fa sempre più soffocante!
Se cercate un luogo veramente caldo in Canada, Osoyoos è proprio quello che fa per voi. C'è anche un lago dove si può tranquillamente fare il bagno e grazie al clima così mite tutto l'anno, ci sono parecchie cantine e coltivazioni a non finire di frutta.
Non mancate una visita all'Osoyoos Desert Centre per spiegazioni dettagliate e al Nk'Mip Desert Cultural Centre che offre un percorso di 4 km di sentieri guidati attraverso il deserto.

venerdì 27 luglio 2007

ORCHE A BABORDO!




In tanti anni di tour di gruppo nell’Ovest non ero mai riuscita a fare l’escursione per l’avvistamento delle orche. L’estate scorsa invece, costretta da un coro “… se non ci vieni tu non ci va nessuno!” ecco che comincia l’avventura… nel porticciolo di Victoria, dopo le formalità burocratiche di rito, la vestizione: scettici, perché fa un gran caldo, ci “incapsuliamo” a vicenda nelle enormi e pesanti tute arancioni, e già ci scappa da ridere!
Muniti solo dell’indispensabile macchina video/fotografica al collo ed un consigliato copricapo (… per il freddo?!?) attraversiamo la strada (centinaia di turisti in pantaloncini e t-shirt ci osservano sbigottiti) e scivoliamo sulle panchette del grosso Zodiac guidato da un aitante pilota che dalla sua postazione sopraelevata ci impartisce le regole di bordo.
A dita incrociate, partono i nostri 2 equipaggi di intrepidi italici (dai 13 ai 78 anni), dapprima lentamente, per uscire dal porto e poi sempre più veloci, per dirigerci nello Stretto di Juan de Fuca alla ricerca delle orche.
La velocità aumenta sempre più, il rombo del potente motore è assordante, i balzi sulle onde ci fanno saltare sulla panca, le mani (beato chi ha portato anche i guanti!) sono incollate alla sbarra… siamo troppo concentrati nel tentativo di “zipparci” la tuta il più possibile ad occludere ogni più piccolo spiffero di aria gelida dell’Oceano Pacifico, quindi niente conversazione, solo una gran voglia di ridere, ma anche tenere la bocca aperta è diventato un’impresa…
All’improvviso lo Zodiac rallenta, si ferma… ci guardiamo attorno, le speranze sono molte, scrutiamo l’orizzonte ed il pelo dell’acqua… solo l’oceano infinito, mare piatto, l’altro equipaggio fermo un po’ più in là, aspettiamo, ed eccole… sinuose e lente escono dall’acqua per farsi ammirare, poi scompaiono, l’eccitazione sale, dove sono finite? L’attesa riprende, alcuni interminabili minuti ed eccole di nuovo e più volte, una visione da toglierti il fiato, ma ancora sono lontane.






Il capitano riprende a muoversi, quasi a sistemarsi sulla presunta rotta del gruppo di orche; passano i minuti che sembrano ore, tratteniamo il respiro, adesso si suda, sarà la tuta o l’emozione, e quando e dove meno ce le aspettiamo… eccone due fare capolino proprio sul bordo del gommone… l’urlo di gioia sale all’unisono!

Qui non le vedete? Sì, sono proprio lì sotto, quasi da toccare, scattare la foto è impossibile, solo qualcuno riesce a filmarle.
Oh sì, è valsa la pena congelarsi il naso e sobbalzare sulle dure panche…sulla via del ritorno anche un gruppo di foche è venuta a farci festa mentre il sole infuocato tramontava alle nostre spalle.
Raccontare un’emozione intensa è impresa da grande scrittore; da parte mia posso dirti solo che serbo quel pomeriggio ancora vivido negli occhi e nel cuore.
Esperienza da non perdere.

mercoledì 25 luglio 2007

ROSS BAY CEMETERY : VICTORIA, B.C.



Al tempo dove tutto diventa turismo, anche il Ross Bay Cemetery fa parte dei tour guidati della città di Victoria. Non che le attrattive siano poche. Mi dispiace che sia diventato tutto così organizzato. Difficile accettare che i cimiteri siano abbandonati, ma quando sono stato a Ross Bay la prima volta, credo nel lontano 1983, era proprio interessante. Il mare lontano, la serie infinita di monumenti diversi che raccontavano storie diverse, fascino della ricerca di tombe senza il bigino che ti spiega proprio tutto, anche quello che non volevi sapere.
C'ero capitato quasi per caso, per suggerimento. E proprio lì, l'ubicazione adesso la so, ma preferisco la troviate da soli, avevo individuato la tomba di Carlo Bossi. Monumento funebre in marmo scolpito dallo scultore Gilardi, forse lombardo come Bossi e certamente abile con il bulino. Monumento sormontato da un'urna drappeggiata e adornato con colonnine corinzie ai lati. Due medaglioni con l'effigie di Carlo Bossi e della moglie Petronilla. In mezzo l'emblema della società dei pionieri di cui faceva parte in quanto l'emigrato da Porto Ceresio, Varese era arrivato a Victoria nel 1858 ovvero agli albori della città e dopo aver fatto lo scalpellino aveva aperto un grande emporio commerciale,di cui sono rimasti i libri mastri scritti prima in italiano, quindi in italiano-inglese ed infine in inglese. Bella ricerca filologica.
Storia che si dipana. Non volevo dimenticare la tomba di Emily Carr, famosa pittrice e scrittrice canadese che ha dipinto e descritto la vita dei nativi del British Columbia.

lunedì 23 luglio 2007

THE CONTINENTAL DIVIDE

"Lo spartiacque continentale (Continental Divide), che corre principalmente lungo la cresta delle Montagne Rocciose, divide l’America settentrionale in due grandi bacini idrografici.
A oriente dello spartiacque, le acque scorrono verso il Mar Glaciale Artico, la baia di Hudson, l’oceano Atlantico e il golfo del Messico; a ovest di esso i fiumi fluiscono verso l’oceano Pacifico. "
Questo è più o meno quanto troveresti su una enciclopedia.

In più si sa che lungo le strade che portano dall’Alberta alla Columbia Britannica e viceversa si incontrano, una volta arrivati in cima al passo, il cartello che indica che qui transita lo spartiacque continentale, quella lunga spina dorsale che percorre tutto il continente americano.


Ma chi di voi ha anche avuto la fortuna e provato l’emozione di camminare sul ghiaccio del Columbia Icefield nel Parco Nazionale di Jasper forse adesso ha una conoscenza fisica più intensa che non una semplice descrizione enciclopedica di una caratteristica fisica della crosta terrestre.
Ogni volta che poso il piede sul ghiacciaio, con leggerezza quasi a non volerlo scalfire, mi guardo attorno, accecata dal sole che si riverbera in ogni direzione, osservo in alto la cresta di quell’ immenso campo di ghiaccio che può essere visto nella sua smisurata interezza soltanto dal cielo. Il rumore dell’acqua, antica e pur vivissima, tutt’intorno in rigagnoli di quel ghiaccio che sotto sotto si scioglie, mi affascina e guardandola scorrere via mi vien da chiederle, quasi in un sussurro… ma tu stai andando verso il Pacifico, verso l’Atlantico o vuoi arrivare all’Artico?

venerdì 20 luglio 2007

HEAD-SMASHED-IN-BUFFALO-JUMP


I nativi dell'Alberta vivevano fianco a fianco con i bisonti ( bison bison bison) che costituivano anche la base della loro dieta e fornivano loro le pelli da impiegare per gli usi domestici più svariati. Mandrie infinite che pascolavano quasi tranquille nelle immense praterie. Sappiamo bene come è andata a finire. Oggi si cerca di aumentarne il numero, ma come sempre succede in questi casi, il sapore del tempo perduto è svanito. Tuttavia c'è una località mitica che vale la pena di visitare per respirare l'aria del passato e inserire nella memoria dei luoghi da ricordare.
Head-Smashed-in-Buffalo-Jump. Il nome significa più o meno Salto dove il bisonte si rompe la testa o addirittura salto del bisonte dove c'è la testa schiantata ( per ricordare il nativo che se l'era fracassata testa guardando dal basso il volo dei bisonti). I nativi che per migliaia di anni cacciarono i bisonti prima a piedi e poi a cavallo utilizzando tutte le tattiche possibili, si specializzarono nel dirigere le mandrie verso questo dirupo creando un corridoio disseminato di pietre e dove, camuffati con pelli di bisonte li costringevano al salto fatale. Sul fondo del precipizio sono tuttora visibili gli strati degli ossi degli animali.
Head-Smashed-in-Buffalo-Jump si trova ad un centinaio di chilometri a sud di Calgary vicino a Fort McLeod, primo avamposto delle Giubbe Rosse, sulla strada per il Crownest Pass.
Niente shopping, soltanto storia e natura. Quando soffia il vento sembra di vedere i Piedi Neri che si appostano e stranamente tutto sembra così naturale e senza rigurgiti di odio verso la natura.

mercoledì 18 luglio 2007

BUON APPETITO WESTERN STYLE

Dopo i consigli gastronomici per l'Est canadese ecco qualche suggerimento per chi si reca nelle Praterie, nell’Ovest o nel Grande Nord.
L’offerta gastronomica delle Praterie è semplice ma gustosa. Il riso selvaggio non manca mai in tavola e, con esso, i frutti di bosco di Saskatoon, i formaggi di capra e le bistecche di manzo dell’Alberta. Tra gli estimatori della carne sta decisamente guadagnando punti quella di bisonte, accomunabile al manzo ma più magra e servita abitualmente con contorno di riso selvaggio.
Per un tocco di novità, in Manitoba provate il caviale dorato (uova di coregone) o apprezzate il gusto delicato del goldeye (altro pesce della zona) affumicato.
Il Saskatchewan offre delizie delle più diverse matrici culturali come, nel caso dell’apporto ucraino, le perogies (saccottini di pasta ripieni di patate), gli involtini di cavolo e il kutia, dessert di grano. Nella zona di La Ronge non mancate di assaggiare la carne essiccata al sole secondo tradizione, che sia essa di cacciagione o di bisonte.
In Alberta, inutile dirlo, è la carne di manzo a regnare sovrana sulle tavole: le migliori carni del mondo (almeno così si dice da queste parti) cucinate con somma maestria. Cresce, comunque, anche l’offerta di altre delicatezze locali, dalle fragole alle ostriche, dalle erbe aromatiche ai formaggi saporiti.
Il British Columbia trae profitto dall’abbondanza di prodotti del mare, di cacciagione, di frutta e di verdura – e di grandi chef che sanno trasformarli in capolavori culinari! La West Coast cuisine, o fusion cuisine, coniuga i prodotti freschi locali con ingredienti e sapori della cucina asiatica, che offre il vantaggio di essere sana, povera di grassi e, soprattutto, sopraffina. I piatti di mare sono invariabilmente padroni della scena, siano essi a base di salmone del Pacifico, di halibut, di gamberi, di ostriche, di molluschi, di granchi o di calamari. Il British Columbia, tra le altre cose, è tra i maggiori produttori di mirtilli rossi; all’epoca del raccolto, i campi si trasformano in distese fiammanti. La Natura ha voluto premiare ulteriormente questa terra donandole le condizioni ideali per la coltivazione della vite, tanto che i vini locali si stanno guadagnando la meritata fama sul mercato internazionale.
Nessuna visita nel Nord del Canada può dirsi completa senza aver gustato il meglio della cucina locale. Iniziate con un antipasto di pettini di mare dell’isola di Baffin, seguito da una fetta d’arrosto di caribù al sangue, un filetto di bue muschiato alla griglia o di salmerino artico bollito. Impossibile resistere al bannock, delizioso pane Inuit diffuso in tutto il Nunavut, o al muktuk (grasso di balena), da gustarsi fresco in estate nei Northwest Territories. Nello Yukon, oltre al bannock, troverete un po’ ovunque frutti di mare e pesce – salmoni, halibut, salmerini artici e grancevole dell’Alaska.

martedì 10 luglio 2007

LITTLE MANITOU LAKE, SASKATCHEWAN


La provincia del Saskatchewan non è una meta turistica che corre sulla bocca di tutti. Di solito è così impronunciabile che uno preferisce andare in Alberta. Ammetto che la prima volta che ci sono andato ero quasi d'accordo, poi il paesaggio mi ha affascinato. Spazi immensi che per noi, abituati al contatto gomito a gomito, alito ad alito, fanno venire i brividi. Joe Beltramini mi ha portato a vedere la tomba di suo padre in un cimitero abbandonato di Silton, e poi al piccolo lago Manitou che si trova ad un centinaio di chilometri a sudest di Saskatoon ( ho imparato a parlare come loro, anche se mi chiedo sempre come facciano quando il sole non c'è). E' vicino ad un paesino che si chiama Watrous, che l'ufficio del turismo locale ha cercato invano di sostituire. Lago sacro ai nativi Assiniboine che vi portavano i loro malati di vaiolo per essere curati dal Grande spirito Manitou sia bevendo l'acqua sia attraverso le continue immersioni. Il lago è profondo quattro-cinque metri, ma l'alto contenuto soprattutto di sali di magnesio, potassio, sodio e calcio e silicati vari lo rende simile al mar Morto. Non si affonda. Si sta sempre a galla. Bella esperienza, allora. A pancia in su e leggere un libro, senza paura di bagnarlo.

lunedì 9 luglio 2007

IL SALMONE SELVAGGIO DEL PACIFICO






Quando i turisti mi chiedono consigli su che cosa gustare di particolare durante un viaggio in British Columbia rispondo SALMONE, of course, nient’altro che squisito salmone, mezzogiorno e sera!
Il salmone selvaggio del Pacifico è una delizia per tutti i palati e non c’è ristorante che non lo proponga in decine di ricette. Ma attenzione: sul menù non sempre troverete la parola Salmon ma spesso incontrerete solo il nome della specie particolare che vi verrà servita, sia esso fresco di giornata o affumicato. Si tratta infatti di 5 diverse specie che si distinguono per grandezza, colore delle carni e sapore più o meno marcato: CHINOOK, CHUM, COHO’S, SOCKEYE e PINK. L’interessante, e per qualche verso ancora misterioso, comportamento dei salmoni è ben noto a tutti ma per un ripasso può essere utile consultare il sito governativo.
La pesca commerciale è ben gestita e organizzata (periodi consentiti e tecniche di pesca, etc) da enti preposti quali il Salmon Marketing Council e la Pacific Salmon Foundation al fine di preservare l’ambiente e la ricchezza delle acque costiere per migliaia di famiglie che dipendono da questa industria da generazioni.
Non va dimenticata poi la pesca sportiva. Lungo tutta la costa è possibile fare catture da campione e pescatori appassionati arrivano a migliaia ogni anno per provare l’emozione di prendere all’amo prede di tutto rispetto. Pacchetti viaggio specifici per la pesca in British Columbia sono disponibili presso i maggiori Tour Operator.